Questi sarebbero i cosidetti “Cervelli in fuga”?

L’altro giorno ho letto un articolo che mi ha lasciato  perplessa.

I giornalisti della Süddeutsche Zeitung hanno intervistato alcuni dei 22988 italiani che vivono a Monaco. Così si iniziano a leggere i soliti commenti: “lo stato tedesco mi sta aiutando“, “non c’è sviluppo nel nostro paese“, dunque nulla di nuovo, fin quando leggo: “So che in parte è anche colpa mia, perché non parlo ancora bene il tedesco. Ma nessuno si rivolge a me in inglese” oppure “Le sue colleghe di lavoro sono gentili, racconta, “ma non mi invitano mai ad uscire con loro”, peggio ancora “Alla fine ti tocca automaticamente uscire con connazionali o altri stranieri, se non vuoi restare da solo”. 

Per cominciare bisogna dire che la Baveria, è una zona particolare della Germania. I Bavaresi sono molto orgogliosi del proprio Bundesland, alcuni di loro chiamano gli altri tedeschi “Sau Preußen”, significherebbe all’incirca “porci prussiani”. Quasi tutti conosco il dialetto e comunicano così con parenti, amici, per strada, a scuola e spesso anche al lavoro e all’università. (Lo scorso semestre un mio Professore parlava bavarese durante la lezione). Ho addirittura conosciuto persone laureate che hanno difficoltà ad esprimersi in Hochdeutsch, per cui spesso il tedesco non è abbastanza per potersi integrare in Baviera. A volte, l’ammetto,  questo ti fa anche arrabbiare perché hai passato così tanto tempo a studiare e ti rendi conto che devi sapere sempre qualcosa di più. (Bisogna, però, anche dire  che a Monaco le persone che parlano dialetto sono sempre di meno.)

In ogni caso mi è capitato di conoscere persone con una mentalità molto chiusa che non volevano avere a che fare sia con stranieri sia con altri tedeschi, ma ho molti amici bavaresi che provengono da paesini che invece sono molto solari ed aperti, studiano arabo, spagnolo, ceco e cercano sempre di mettere a proprio agio gli stranieri parlando in inglese, sono i primi che ti chiedono di cucinare insieme o di andare a bere una birra!

Forse io sono stata più fortunata, dopo 8 mesi mesi vivendo a stretto contatto con i bavaresi capisco molto di più il dialetto, sto riuscendo pian piano ad integrarmi. Se incontro qualche italiano mi fa piacere farci una chiacchierata o qualche volta incontrarlo, ma non voglio rinchiudermi nel “ghetto” italiano, come spesso capita agli erasmus. Devo ancora capire del tutto come funziona la mentalità tedesca, ma sono sicura che i tedeschi aprezzano molto le persone oneste, sincere ed educate.

Posso anche capire che fare amicizia in un ambiente lavorativo possa essere più difficile rispetto all’università, però i ho conosciuto diverse persone in altre situazioni!

In (quasi) ogni città tedesca esiste una Volkshochschule che offre tantissimi corsi, dalla fotografia allo sport, dalla pittura al teatro, è molto simile alle nostre università della terza età o ai corsi offerti dal Comune, solo che l’età è moltovaria! Può partecipare chiunque: bambini, giovani, anziani e il costo è molto limitato!

Inoltre alla Volkshochschule esistono molti corsi di lingua soprattutto c’è la possibilità per gli stranieri di migliorare le proprie conoscenze in tedesco, sempre ad un prezzo stracciato! (Scordatevi il Goethe Institut!)

In Germania il volontariato è molto importante, quindi valutate anche questa opportunità!

Nella maggior parte del mio tempo trascorso in Germania ho sempre incontrato persone molto gentili nei miei confronti. Soprattutto nelle esperienze internazionali, avevo avuto un occhio di riguardo perché magari ero l’unica del gruppo a parlare tedesco, dunque i diversi collaboratori erano felici di poter comunicare ed esprimersi al meglio ed in ogni caso imparare la lingua fa notare agli altri di essere interessati al Paese in cui si  è scelto di vivere. Oltre ad avere meno problemi di incomprensione, i tedeschi si sentiranno molto più spontanei nei vostri confronti. Dunque le prime due regole da seguire per vivere in un nuova nazione sono:

1. Imparare la lingua

2. Integrarsi nella società

A volte avrei voglia di ricordare ad alcuni italiani all’estero come (forse) si siano comportanti con altri stranieri in Italia. Quanti italiani cercano di coinvolgere persone di altre culture all’interno della propria cerchia di amicizie? Oppure si limitano a giudicare considerando solo i pregiudizi? A quanti stranieri avete chiesto di prendere un caffè insieme, uscire a cena o ad andare al cinema?  Con quanti stranieri per aiutarlivete parlato inglese? Con quanti di questi siete stati cordiali?

Forse ora potete veramente capire che cosa significa essere un immigrato…

Leggi l’articolo in tedesco:

http://www.sueddeutsche.de/muenchen/wirtschaftsfluechtlinge-aus-italien-gehirne-auf-der-flucht-1.1637236-2

L’articolo  tradotto per “Il fatto quotidiano”:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/11/cervelli-in-fuga-monaco-e-immigrati-italiani/558702/

 

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One thought on “Questi sarebbero i cosidetti “Cervelli in fuga”?

  1. Ciao Clara, posso dirti che ció che scrivi per Monaco vale anche qui a Berlino. Indubbiamente conoscere il tedesco, o almeno impegnarsi per impararlo, aiuta ad integrarsi. Qui a Berlino col fatto che é pieno di turisti é facile sopravvivere in inglese, ma non deve essere una scusa per non parlare tedesco. A mio avviso peró il problema delle grandi cittá é che, attirando moltissimi stranieri, rendono piú complicato stringere legami con gente locale. Lavoro, corsi, sport… L’impressione che ho vivendo a Berlino é che ci siano pochissimi berlinesi.

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